Vivere a Madrid : Il Pendolare

Per chi non l’avesse ancora capito, compreso, saputo , comprenduto o creduto dai telegiornali , per 6 mesi vivro’ a Madrid.

Dopo una ricerca matta e disperata della casa, al pari solo della ricerca del senno dell’orlando furioso ( anche lui cercava la casa in Madrid e non la trovava, si e’ incazzato talmente tanto che ha chiesto ospitalita’ al villaggio dei puffi, ma c’era solo libera la casa di puffetta, e li c’e’ un grosso via vai la sera), la ho trovata in quel ridente posto che e’ Collado Villalba.( promemoria : fare racconto di me e la ricerca della casa )

Paesino a tre fermate di treno da Las Matas, dove lavoro , il che fa di me ufficialmente un pendolare.

Ebbene si, ho dovuto emigrare per essere anche io una categoria protetta e piu’ ricercata del panda in amore : posso finalmente dire che anche io combatto coi treni e coi ritardi.

Agevolo il servizio di queste mie prime mattine di Pendular ( parola spagnola di pendolare, che fa tanto vecchio marpione giapponese che nei treni si appoggia di continuo su chiunque gli capiti, e spesso e volentieri e’ appoggiato al cane che a sua volta si appoggia sulla gamba del malcapitato…della serie dondolati tu che dondolo anche io…ma non essere gelosa, se con gli altri ballo il twist, con te che sei la mia passione, io ballo il ballo del mattone, cantava uno scriteriato palazzinaro milanese negli anni 70 ).

La sveglia suona alle 7.30. Tento di capire dove sono, perche’ sono e se sono ancora io, se durante la notte non mi sono trasfigurato in qualche creatura mitologica come il collega tunz o il portinaio di Calle Real 63 che qualasiasi cosa tu gli chieda, fa spallucce e come ogni spagnolo si rispetti dice : ehh que sera’ sera’ ( si vede e’ un amante di petula clark)

Alle 07.45 ti sei gia’ docciato, lottato come ercole coi leoni contro i gatti che il tempo di prendere l’asciugamano, gia’ si sono fiondati nella doccia per farti tardare e mentre li hai temporaneamente sconfitti, mentre ti lavi saltano sul lavabo e ti intonano melodie lontane riecheggianti cantici delle crature, w la pappa col pomodoro della pavone e anche il ballo del pinguino di qualche improbabile orchestra da sagra paesana.

Ore 8 : esci dalla ridente calle real ( questi il real lo devono mettere ovunque), e mi dirigo verso la stazione, scartando come un novello holiver hutton : vecchie che gia’ hanno sotto braccio lo sfilatino intusacchet di pane ( ben 40 centesimi a bastone…mi sa che pero’ cercano un altro bastone queste), manica di liceali che come zombie tentano di perdere tempo per non raggiungere la scuola, sperando in qualche apocalisse o fulmine che gli abbia distrutto il gimnasio, tabagisti alla ricerca disperata del tabaccaio che passeggiano nervosamente aspirando l’aria sperando di captare aromi particolari ( tutto il resto e’ cannabis ) e infine gente che allegramente dorme dentro al gabbiotto del bancomat…cosi se uno entra a prelevare, viene prelevato lui a sua volta e portato , come cantava uno che vinse sanremo : in tutti i mari in tutti i posti…meglio che le gite col pulman verso san fruttuoso con annesse vendite di pentole, e Mastrota nell’ultima fila che si slinguazza tutte le anziane che hanno comprato almeno uno sturalavandini.

8.15 sei alla stazione…il marasma…gente che per non tardare, e’ rimasta li da ieri sera quando e’ scesa di ritorno dal treno; una volta diversamente giovani signore che urlano al cellulare parole incomprensibili tipo : que tu quieres comer esta noche, que quieres que compro al supercor, esta casa non e’ un albergo, lo dice anche il papa’, il prezzo dell’uva alla cassa 5. Accanto a queste discrete vocine di cristallo, troviamo lo spagnolo discreto…quello di tutto punto vestito, impomatato ( per rendere l’idea , lo spagnolo che racconta la sua battuta di caccia nel film IL CICLONE ), che finge di parlare al cellulare con garbo, con le cuffiette, poi in realta’ vedi che non sta parlando con nessuno, parla da solo oppure sta lasciando messaggi a radiole’ per richiedere la nuova canzone della banda bardo’, o se e’ possibile avere un podcast della trasmissione seguitissima : a cena con lo zio bruno, dove lo zio bruno e’ un ex maresciallo in pensione, che si diverte a fare domande ai nipoti, i quali, obbligati dai genitori a stazionare li, lo sfottono e fanno simpaticissimi scherzi telefonici in cui sfoggiano sofisticatissime tecniche di peti, rumori molesti e pernacchiette con le ascelle, al cui confronto persino un film dei fratelli vanzina e’ un esempio di cinema d’essai.

Alla fine Salgo, entro nel treno ( notare che per aprire le porte, devi premere il pulsante ABRIR, e come in Italia, c’e’ gente che tenta di scassinare la porta imprecando e dicendo : non si apre mai sta stronza ), trovo quasi sempre posto a sedere e sfodero il mio portentoso ipad, pieno di fumetti e cialtronate intellettuali.

Ed e’ allora che la una volta giovane signora e il pomata si alleano, e con fare altezzoso ( LORO!!! ) ti guardano e ridono sotto i baffi, specie quelli della signora, pensando…ehhh questi stranieri…come sono messi…ai tempi del generale franco non sarebbe mai successo.

No signora ha ragione , non sarebbe successo, perche’ il generale franco, sarebbe stato in prima fila, come nei villaggi turistici, a fare il ballo di gruppo : il ballo del quaqua e poi a chiedere subito il giorno dopo la sua foto al fotografo ufficiale del villaggio per testimoniare che lui c’era…

Ecco, loro ci sono…e la cosa grave e’ che non ci fanno!!!

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